27/3/2021 – A conclusione della settimana che ha visto andare in scena l’ultimo atto della farsa aeroportuale toscana, questa volta tutta a regia PD (ed in attesa, come sempre, della prossima replica), proviamo anche a questo giro a fare qualche considerazione oltre quanto (tanto) è già stato detto.

Sull’aspetto politico, che vorremmo proprio evitare ma che è quello che continua a tenere in ostaggio da sempre questa vicenda (nella quale purtroppo non hanno alcun ruolo gli aspetti tecnici, ambientali, urbanistici, operativi, funzionali, economici), ci sarebbe solo da stendere il classico velo pietoso. Più volte si è evidenziato come la questione dell’aeroporto di Firenze fosse emblematica ben al di là dell’aspetto infrastrutturale, come cartina di tornasole per misurare buon senso e capacita di governo di forze politiche e istituzioni, in Toscana e a Roma. Lo spettacolo che viene dato ai cittadini resta deprimente: per le dichiarazioni cicliche fuori luogo che ogni volta inevitabilmente rinfocolano polemiche senza senso e per le dichiarazioni che seguono per tentare di rimediare e mettere toppe, acuendo ancora di più la presa di giro verso i cittadini che assistono al tutto.

Quanto successo in questi giorni, innescato dalle dichiarazioni (provocazioni) al giornale “da combattimento” Il Tirreno del neo segretario PD Enrico Letta e proseguito con le interpretazioni più varie date, tra pompieri e dinamitardi, entro lo stesso PD e formazioni limitrofe, ricorda tanto il teatrino pre-elezioni regionali del centrodestra alimentato dalle uscite della candidata Susanna Ceccardi. In entrambi i casi provocando dietro i sorrisi di facciata, sconcerto e sconforto entro buona parte dei partiti e soprattutto dei relativi elettori. Ma sull’aspetto politico meglio fermarsi qui, in una vicenda che non avrebbe dovuto proprio più essere argomento politico perché di per sé chiara e risolta, con gli assetti aeroportuali di sistema definiti in tutti gli atti di pianificazione e le opere programmate da avviare a realizzazione e che invece viene continuamente irresponsabilmente ributtata all’aria secondo la tecnica del caos assoluto.

Nel merito della posizione espressa da Letta – il sogno di una metropolitana Pisa-Firenze in 25 minuti per chiudere la questione aeroportuale e fare ciò che fanno in tutto il resto d’Europa – anche su questo è già stato detto tanto, per evidenziare l’improponibilità di un simile scenario, al di fuori delle logiche trasportistiche, ambientali, economiche e di esigenze realistiche della regione. Ciò che vale la pena sottolineare è proprio l’inopportunità di fare (e assecondare) simili proposte, che oltre alle polemiche alimenta utopie e false attese che poi, di fronte alla realtà dell’inattuabilità, rinfocola altri spiriti vittimistici di chi ci ha creduto e pensa di subire chissà quale sopruso.

Così come non ha senso il paragone fatto da Letta con ciò che avviene in Europa: è vero che le soluzioni ottimali sono quelle che vedono la possibilità di scendere dall’aereo e raggiungere le città in treno, tram o metro in poco tempo (in 25 minuti o anche meno), ma da nessuna parte, né in Europa né in altro posto al mondo, esiste una realtà in cui ciò avviene su una distanza di 80 km, come quella tra Pisa e Firenze, perché da nessuna parte esiste tale esigenza, perché da nessuna parte nel mondo sono da coprire con navette simili distanze città-aeroporto.

Tutt’altro discorso è invece il miglioramento delle connessioni ferroviarie dei due scali toscani con i rispettivi bacini di traffico primari e su questo non si deve sognare ma portare avanti i progetti. Da una parte la connessione del “Galilei” di Pisa con tutta la costa toscana (anche con il tram da Livorno di cui si parla) e con una linea ferroviaria tirrenica potenziata in modo che lo scalo pisano possa sviluppare il suo ruolo naturale in tale area sviluppando il proprio bacino d’utenza come struttura intermedia di riferimento tra gli scali di Fiumicino e Genova (su questo semmai andrebbero indirizzate eventuali risorse aggiuntive trovate per le ferrovie toscane, oltre che sul resto della rete ferroviaria tra le altre città della regione che per ora si sognano funzionalità ed efficienza che già ha oggi la linea tra Firenze e Pisa).

Dall’altra parte, per il “Vespucci” di Firenze, la connessione su ferro (che per ora non c’è) con la direttrice Prato e Pistoia, parte importante del suo bacino d’utenza, oltre al completamento delle connessioni ferroviarie esistenti con una vera stazione passante “Aeroporto” (non la “Guidoni”), purtroppo per ora sparita dalle carte che la prevedevano. Quanto alla linea Firenze-Pisa, che è già una delle linee regionali italiane su cui più è stato investito e più funzionali, serve continuare nei programmi già in atto e previsti di miglioramento della linea esistente, del materiale rotabile, delle tecnologie, ma non certo una nuova linea.

Altra considerazione merita il proposito di integrazione e complementarietà tra scali che anche a questo giro viene evocato come via di uscita per ricomporre il caos delle polemiche: un concetto che di per sé non significa nulla se non è articolato nel modo corretto. Il 100% di chiunque in 50 anni si è pronunciato sulla questione aeroportuale toscana ha sempre richiamato la necessità di fare sistema e integrarsi: il problema è cosa si intende. Da una parte c’è l’idea di integrazione senza senso e da respingere in ogni modo che per decine di anni in Toscana ha tenuto campo, anche in atti istituzionali, ossia quello che l’intendeva come stop a ogni progetto per lo scalo di Firenze, da lasciare con tutti i suoi problemi, per concentrare investimenti e sviluppi solo sullo scalo di Pisa e sulla ferrovia con Firenze (lasciando irrisolti tutti i problemi aeroportuali toscani).

Dall’altra parte la corretta logica di integrazione in un sistema di aeroporti resi entrambi funzionanti ed efficienti, con i rispettivi progetti da attuare a cominciare dalla soluzione delle criticità principali del sistema e quindi (trattandosi di aeroporti) dalla soluzione del problema dell’infrastruttura di volo di Firenze con la realizzazione della nuova pista. È la versione d’integrazione finalmente maturata in tempi più recenti (più o meno da metà anni 2000), anche se per ora più che altro sulla carta, inserita nel Piano Nazionale Aeroporti e in tutti i livelli di pianificazione delle infrastrutture nazionali e regionali, che attende concreta attuazione e poi, fatte le opere aeroportuali, da completare con le opere accessorie per le connessioni ferroviarie ricordate sopra.

Le polemiche insensate periodicamente rialimentate, come in questi giorni, e la guerra unilaterale riscatenata da mesi dall’ambiente di Pisa col megafono di una sconcertante testata giornalistica (Il Tirreno) cercano di far regredire la questione all’interpretazione più sbagliata di integrazione, negazione di ogni logica di sistema, con il congelamento dello scalo fiorentino nella sua situazione. Regressione in questi giorni portata fino al delirio con una richiesta come quella di totale chiusura dell’aeroporto di Firenze contenuta nella mozione appena presentata in Regione dal Movimento 5 Stelle, che non andrebbe neanche guardata se non fosse che chi propone con tanta ossessione una roba simile siede ancora in posti di governo e per qualcuno dovrebbe essere portato anche nelle giunte toscane attuali e prossime.

A ciò non basta rispondere plaudendo a rinnovati generici propositi di integrazione e complementarietà tra i due scali, ma servono risposte ben più consistenti da rappresentanti istituzionali responsabili: servono smentite nette alle follie che si sentono e leggono (chiunque le dica), a disinformazioni, strumentalizzazioni, doppiopesismi, strabismi, negazionismi e terrapiattismi che continuano a imperversare nel circo dei “no aeroporto” (e serve che istituzioni e media non diano più spago a comitati dell’assurdo). Serve soprattutto che le istituzioni rispondano con atti che confermino e supportino in concreto i progetti previsti, a cominciare dall’assicurare questa volta percorsi certi e rapidi (e non campi minati) verso la realizzazione della nuova pista 12/30 di 2.400 metri come da progetto valido e approvato sotto ogni punto di vista, da non rimettere in discussione con proposte indecenti o ridimensionamenti politici di piste di volo, per avere il vero sistema aeroportuale a due scali e chiudere, in questo modo davvero, le secolari polemiche toscane.

Ma per questo non basta sentir dire che a maggio (forse) riparte l’iter del masterplan della nuova pista, perché anche in questo caso dipende da cosa si intende, cioè come e da dove riparte. La prospettiva che era stata delineata ormai un anno fa dall’allora giunta regionale era, con tutto il rispetto, terrificante (lo evidenziammo anche allora): venivano prospettati, dal momento dell’effettivo riavvio, almeno due anni di rifacimenti di procedure solo per riformulare un pezzetto di variante al PIT regionale, con tutto il fardello di dibattiti, commissioni, sedute e risedute di giunte e consigli. E non è meno preoccupante la proposta approvata lo scorso gennaio dal consiglio regionale per l’avvio di una nuova stagione di studi senza tempo affidata a varie commissioni, per ripartire da zero con le discussioni (!).

Si spera che non siano queste le prospettive per la ripartenza di maggio. A più di un anno dall’assurdo stop imposto all’iter del masterplan del “Vespucci” a colpi di cavilli ci si aspetterebbe che fosse stato trovato il modo di recuperare quanto era stato fatto e approvato nell’ambito dell’iter svolto e arrivato all’approvazione di tutti in Conferenza dei Servizi, scongiurando il più possibile la ripetizione inutile di infiniti passaggi già fatti, Anche per evitare costi inutili per decine di enti e soggetti vari costretti a rifare cose già fatte (peraltro in misura ben superiore a qualunque altro iter su masterplan aeroportuale italiano) ed a dover ripetere con copia-incolla pareri e approvazioni già date.

Saremmo davvero alla farsa finale se mentre tutto il resto d’Italia ha fatto e sta facendo di tutto per correre sulle ali del Recovery Plan, dello Sbloccacantieri, di commissari per accelerare progetti e procedure (per ora 58 opere a livello nazionale) per lo scalo di Firenze si vada in direzione esattamente opposta, cioè la solita. Di fronte alle parole dei due ultimi capi di Governo, che nel presentare gli impegni per il rilancio del paese con le infrastrutture parlano di opere da proteggere da iter cervellotici e interferenze improprie, ci si aspetterebbe un conseguente effetto anche per il caso fiorentino: che anche qui si riuscisse a far qualcosa di meglio del tornare alla casella di partenza (a quando, oltre dieci anni fa, partirono discussioni e percorsi partecipativi su parco e aeroporto e poi sulla variante al PIT) che ovviamente porterà alla ripartenza anche del solito copione di attacchi da parte dei soliti soggetti “contro” a prescindere da qualunque cosa venga proposta o riproposta per lo scalo dell’area fiorentina (come già preannunciato).

Insomma, nel 2021, in un paese serio, ci si aspetterebbe una volontà vera di tutti i livelli di governo (nazionale, regionale, metropolitano, comunale) per chiudere davvero questa vicenda arrivando a qualcosa di concreto, liberandosi dalla sindrome della procedura perenne troppe volte utile per dire di fare senza arrivare a fare mai a nulla. Servirebbe per chiudere davvero la questione aeroportuale toscana ed avere un aeroporto di Firenze che funziona in un vero sistema aeroportuale ma ancor prima, verso i cittadini, per farla finita con le prese di giro.

 

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